Con queste parole di
Giovanni Paolo II pronunciate nella parrocchia di “Santa Maria
del Rosario” di Roma a ricordo della visita alla fonderia di
campane di Agnone, si vuole evidenziare come davvero le campane
cantino la gloria di tutte del Signore da parte di tutte le
creature. Basti pensare a come nel corso della storia della
Chiesa hanno resistito a tutti gli scismi e i mutamenti della
società, come di fatti sono un’elemento che si può riscontrare
in quasi tutte le Chiese Cristiane.
Ma le campane non devono suscitare solo
dei sdolcinati sentimentalismi, ma -proprio come giustamente
afferma il Papa- introdurci a una coscienza un po’ più aperta
alla spiritualità Cattolica. Per adempiere a cio e necessario
soffermarsi su delle brevi considerazioni di taglio pastorale e
teologico.
Nel contesto di ieri e
di oggi
Non molte decine di anni fa, le campane
erano il “telegiornale” di ogni comunità, esse suonavano
all’arrivo del dottore, all’inizio delle lezioni scolastiche,
per la chiamata dai, campi per la semina del grano.., con
l’avvento della meccanica in ogni campanile si provvide
all’istallazione di un orologio che scandìsse i tocchi del tempo
che passa (anche le torri civiche ci testimoniano questo).
Ora i tempi sono di gran lunga
cambiati e di certo la vita e la comunicazione della società si
esplica in diverse maniere (i mass media danno pure troppe
informazioni, ognuno ha più di un orologio a portata di mano) ma
tuttavia la vocazione delle
campane non è assolutamente cambiata.
a) Rapporti con
la divinità di Dio.
Laudo Deum Vero, Daemoni Exorcizzo (così si
scriveva e si scrive ancora sopra le campane): Esse continuano a
scandire il tempo, a suonare e a chiamare non senza una missione
da svolgere al contempo: segnalare la presenza di Dio e
annunciare il suo Regno che è in mezzo a noi e la sconfitta del
maligno; tutto ciò non in relazione alla vita degli uomini, ma
alla vita divina in cui la Chiesa è chiamata ad inserirsi.
Quello scandire di rintocchi da parte di migliaia di campanili
in tutto il mondo, è come una liturgia celeste che non può
identificarsi nel segnare semplicemente le ore, ma nel
colmare il tempo della sacralità e
consacrare a Cristo pienezza e
Signore del tempo! Ecco perché far suonare l’orologio anche di
notte! Da qui si capisce anche il perché le campane tacciono il venerdì
santo; potrebbero semplicemente suonare a morto, ma siccome
Cristo non è più, e lo sposo ci è stato tolto, anche il tempo si
è svuotato del suo vero valore, poiché strettamente legato a Dio
(il tempo si identifica con il “Dio della storia” e diviene
“storia di Dio”).
b) Rapporti
con
la Chiesa di Cristo.
Plebem voco, convoco clero (continuano le
iscrizioni che narrano cosa fa una campana e che sovente i
fonditori incidevano sopra esse): Annuncia alla Chiesa la sua
missione profetica, sacerdotale e regale; ne è la voce e ne
contraddistingue la presenza. È per i suoi figli segno di festa
e di unità, introduce peculiarmente alla celebrazione liturgica:
il popolo di Dio che dalla sua casa si dirige nella casa del suo
Signore è accompagnato da questo segno sacramentale. Essa con
l’invenzione dei bronzi sacri ubbidisce in un certo senso a
quello che ha comandato Gesù nel vangelo: “QUELLO CHE AVETE
UDITO ALL’ORECCHIO GRIDATELO DAI
TETTI
!”(Mt
10,27) in
cui il Signore intende che tutto ciò che ha dettato e insegnato,
deve essere esternato a più non posso.
b) Nel rapporto con
gli esterni.
Sembrerà strano, ma la campana, strumento di comunicazione di
fede, e quindi testimonianza, ma anche forte strumento di
socialità, può rientrare anche in un contesto di dialogo con chi
al sacro non è abituato. Non è escluso che una persona in crisi,
sentendo il suono dinamico che si diffonde da una Chiesa, possa
essere spinto anche solo a un pensiero, o entrare per curiosità
e convertirsi.
Gli ultimissimi pensieri della filosofia contemporanea
richiamano a dei concetti che non rimangono fuori da questo
discorso. Primo fra tutti quello dell’ermeneutica, che dà di
interpretare tutti i dati. E qui non possiamo non pensare che il
suono delle campane sia un approccio diverso per ogni diverso
ascoltatore; al cristiano impegnato susciterà compiacenza: «Ma
come si sentono bene, come sono belle le nostre campane», spesso
mi è venuto da esclamare tra il corri corri degli uffici
parrocchiali. Al santo farà sgorgare la lode del cuore; al
credente diranno :«Continua così»; alla peccatrice:«Ravvediti»;
come al distratto e all’indifferente anche diranno molte cose,
ma saranno loro che non le percepiranno. La campana ha un
messaggio per tutti, quindi.
Il filosofo contemporaneo
G.Bateson, recentemente scomparso, con la sua teoria delle “cornici” ci dà
ulteriori supporti in questa nostro pensiero. Se per lui, anche
con uno sguardo si poteva accedere nella “cornice” di un altro
essere umano aprendolo anche a cose-altre da se stesso, pensiamo
quanto anche con il potente suono dei bronzi sacri, si possa
entrare nel cuore della gente.
Certo, di sicuro i cambiamenti dei tempi non portano più a
riflettere su tutti questi significati semplici e naturali, ma
non per questo bisogna credere che essi non siano!
Anche il cattivo giudizio riguardante la
loro utilità, forse creato dal fatto che prima il tocco di una
campana poteva sconvolgere l’intera popolazione mentre ora non
si ottiene questo, è infondato se si parla esplicitamente di
campane, perché esse non hanno mai
smesso di suonare e di comunicare i valori di sempre, sono gli
uomini che non hanno più ubbidito alla loro voce.
Quindi non si può demotivare il suono di un
angelus di mezzogiorno perché non si segna più nessuno! E -altro
caso- non ci si può neanche giustificare del suo disturbo,
perchè a mezzogiorno (che non sono le sei di mattina) un’Ave
Maria di Lourdes a chi vuoi che dia fastidio?
Quel suono, quindi, continuerà come
è sempre continuato per tutti i secoli cristiani... casomai
occorrerà rispiegare ai nostri fedeli il suo significato,
riabituandoli a questo linguaggio ed educarci all’universalità
che, come le miriadi di voci dell’unica Chiesa, è chiamato a
rivestire.
Campane
nei secoli!
Giunti ormai al termine di questo nostro
piccolo studio liturgico e generale sulle campane, siamo
consapevoli che quanto detto è molto poco in confronto di quello
che è la loro vera realtà. Il loro studio che partono
dall’origine ,
passando per la loro prima comparsa nei
campanili, la collezione di vecchie campane, lo
studio delle forme che hanno assunto
durante i secoli, l’evoluzione del suono
e dell’epigrafia e delle
decorazioni, le famiglie di
fonditori e gli
archivi delle fonderie, le tecniche di
fusione, gli
attrezzi di lavoro per la fabbricazione
(tra cui è fondamentale l’idoneità della terra
impiegata per tale operazione), le leghe metalliche, le
caratteristiche dei battagli, i
calcoli matematici in
relazione alla loro fabbricazione,
oscillazione e contrappesatura, le tecniche di suono, le squadre
e le associazioni che succedutesi nei secoli, la filosofia, la
teologia, la letteratura, le incastellature, i meccanismi
occorrenti per il loro suono, i servocomandi e i computers
programmatori, i campanili elettronici, per arrivare fino ai
censimenti: è un qualcosa di molto vasto, sempre attuale, e
molto più presente di quanto ce ne possiamo rendere conto.
Se sembra che nel nostro scritto, talvolta abbiamo idealizzato
un po’ troppo questo strumento, è solo perché sono innumerevoli
le figure che ci balzano alla mente tramite il compito e il
significato che le campane hanno reso e continueranno a rendere
nel corso dei secoli.
Libri, videocassette, nastri e cd, musei e le moltissime tesi di
laurea che si adoperano alla conoscenza di questo argomento, ci
testimoniano quanto la materia sia inesauribile,
L’augurio che facciamo ai nostri lettori è quello di entrare
anch’essi nella vivo di quest’argomento. Può capitare a tutti,
in un viaggio, in una visita, o magari anche dietro casa nostra,
di salire su un campanile, assistere da vicino al suono
affascinante delle campane o avere a che fare con una fonderia,
un museo o un’associazione.. .noi speriamo che con questo, e con
il nostro umile contributo offerto dagli articoli, le menti e i
cuori possano essere presi da quella gioia intima che si traduce
in lode piena a quel Dio che, facendo nuove tutte le cose, ha
voluto servirsi anche delle campane per dire al mondo la sua
gloria, la sua pace, il suo amore. A Lui sia la gloria per i
secoli eterni!
La campana rappresenta la bocca del
predicatore, secondo le parole di San
Paolo: «Mi son fatto bronzo risuonante e
cembalo tintinnante» (1 Cor1,1).
La durezza del metallo rappresenta la forza d’animo del
predicatore, secondo le parole «ti ho dato una fronte più dura
della loro».
Il battaglia di
ferro “che colpendo l’una e l’altra faccia della campana produce
il suono”rappresenta la lingua del predicatore che é adorna di
scienza e che fa risuonare l’uno e l’altro testamento. Il colpo
della campana rappresenta il fatto che il predicatore deve saper
vincere i vizi che ha dentro di se, correggendosi, prima di
riprendere quelli degli altri. La catena con cui il battaglio
sta sospeso alla campana è la meditazione. La mano che stringe
il battaglio rappresenta la moderazione della lingua. Il legno
dell’armatura che sorregge la campana, rappresenta il legno
della Croce di Nostro Signore. Il ferro che unisce la campana al
legno, rappresenta la carità del predicatore, che
indissolubilmente legato alla croce esclama: «lontano da me il
pensiero della gloria, tranne che nella croce del Signore»(Gal
6,14). I morsetti che ferrano insieme il legno dell’armatura
sono gli oracoli dei profeti. Il martello esterno, affisso
all’armatura da cui la campana viene percossa, rappresenta
l’anima retta e giusta del predicatore, che seguendo con zelo i
divini comandamenti, li inculca con i suoi frequenti rintocchi
nelle orecchie dei fedeli.
(Durandus. Vescovo
di Mende 1286. Cit. in
E.Morris, TINTINNABULA,
Londra 1959).
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